La Stirpe delle Ombre Sussurranti: Capitolo III

scritto da Deysiel
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Testo: La Stirpe delle Ombre Sussurranti: Capitolo III
di Deysiel

Il bosco la accolse con un silenzio innaturale.

Non quello quieto della notte, ma un silenzio teso, trattenuto, come se ogni creatura stesse aspettando qualcosa.

Lyria avanzò lentamente, sfiorando i tronchi con la punta delle dita per non perdere l'equilibrio. Il terreno era morbido, umido, e l'odore di muschio le riempiva i polmoni.

La runa sul polso era fredda.

Non pulsava.

Non vibrava.

Non rispondeva.

Provò a concentrarsi, a richiamare quella sensazione che aveva percepito nel bosco la prima volta.

Un calore, un richiamo, un sussurro.

Ora niente.

Solo un vuoto pesante, come una porta chiusa dentro di lei.

«Perché non mi ascolti...» mormorò, più a se stessa che alla magia.

Un fruscio lontano la fece voltare.

Poi un altro, più vicino.

Non sembrava vento.

Non sembrava animale.

Il bosco si fece più scuro, come se le ombre si fossero addensate tra gli alberi.

Lyria fece un passo indietro, il cuore che accelerava senza motivo apparente.

Poi lo sentì.

Un suono sottile, acuto, quasi impercettibile.

Come un ago che gratta il vetro.

Come un sussurro che non vuole essere sentito.

Il silenzio si spezzò.

L'aria si irrigidì.

Il bosco trattenne il respiro.

Tra i tronchi, due occhi bianchi si accesero.

Fissi.

Immobili.

Sospesi nel buio come ferite luminose.

Poi altri due.

Poi altri ancora.

Le creature emersero lentamente, scivolando fuori dall'ombra.

Corpi troppo snelli, troppo rigidi, come se fossero stati modellati da mani inesperte.

Ali nere, membrane screpolate che si aprivano e chiudevano con un suono secco, simile a pelle bruciata che si tende.

Teste inclinate in un angolo impossibile, come se il collo fosse stato spezzato e rimesso insieme male.

Occhi bianchi che non riflettevano nulla: assorbivano la luce.

Il loro canto sottile vibrava nell'aria come un filo teso, cercando un varco nella sua mente.

Lyria fece un passo indietro.

Poi un altro.

Il tronco alle sue spalle le impedì di fuggire.

Provò a richiamare la runa.

A sentirla.

A farla reagire.

Niente.

Solo paura.

La Strige più grande si staccò dal gruppo, il becco spezzato che si apriva in un tremito di fame.

Le altre la seguirono, piegandosi in avanti tutte insieme, come un unico corpo affamato.

Lyria chiuse gli occhi.

Un ringhio basso tagliò l'aria.

Profondo. Vibrante. Antico.

Il canto delle Strigi si spezzò di colpo.

Lyria aprì gli occhi.

Tra due tronchi, l'ombra si mosse.

Non come un animale.

Non come una creatura.

Come un pensiero che prende forma.

Una figura scura scivolò fuori dal buio, silenziosa, elegante.

Un gatto nero.

Il pelo lucido come ossidiana.

Gli occhi due fessure dorate che brillavano come se avessero inghiottito la luna.

Non camminava: sembrava fluttuare a pochi millimetri dal terreno, come se l'ombra stessa lo portasse avanti.

Si posizionò davanti a Lyria, la coda che si muoveva lenta, ipnotica.

Le Strigi si ritrassero di un passo, i loro corpi rigidi che tremavano in un modo quasi impercettibile.

Il gatto sollevò lo sguardo verso Lyria.

E la sua voce risuonò nella sua mente, limpida, inevitabile.

«Non muoverti.»

Lyria trattenne il fiato.

La voce era dentro di lei, antica e calma allo stesso tempo.

«Sono qui.»

Il gatto avanzò di un passo.

L'ombra intorno a lui si addensò, si mosse, si arrotolò come un mantello vivo.

Le Strigi emetterono un verso basso, disturbato, e arretrarono ancora.

Un secondo ringhio, più profondo, scosse il terreno sotto i piedi di Lyria.

Le creature d'ombra si contorsero, poi si dissolsero tra gli alberi, inghiottite dal buio da cui erano venute.

Il silenzio tornò.

Non quello teso di prima.

Un silenzio pieno, protettivo, quasi sacro.

Il gatto si voltò verso Lyria e si sedette con una calma che non apparteneva a nessun animale mortale.

La osservò a lungo, come se stesse leggendo ogni frammento della sua anima.

La voce tornò nella sua mente, più dolce, più vicina.

«Non temere.»

«Non sei sola.»

Lyria sentì il respiro spezzarsi nel petto.

— Chi... chi sei?

Il gatto inclinò la testa, gli occhi dorati che brillavano come due lune spezzate.

«La tua ombra.»

«Il tuo famiglio.»

«E resterò con te finché vivrai.»

Lyria non era sola.

Non lo sarebbe stata mai più.

La Stirpe delle Ombre Sussurranti: Capitolo III testo di Deysiel
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